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Categoria: Emozioni
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Il mio primo viaggio è stato il momento in cui ho scoperto chi ero.

Ho capito che non sono come tutte le ragazze spensierate che si accontentano di una giornata di shopping sfrenato, di un concerto con una bandana alla testa, di un amore stabile.

Io sono affetta dalla sindrome di Wanderlust.

 

Una sindrome strana, fatta di gioia ed ansie, di emozioni forti, fatti di pianti di partenze, di pianti di ritorni, fatta di una sensazione strana chiamata malattia del viaggiatore.

Una recente ricerca scientifica sembra aver dimostrato che i malati di viaggi sono tali perché ce l'hanno scritto proprio nel DNA. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour, è certa di aver individuato il cosiddetto ‘gene del viaggio’, rinominato appunto come "gene di wanderlust".

Questo gene non è altro che il recettore della dopamina D4, diretto responsabile della passione e dell’amore per tutto ciò che è esotico e sconosciuto.

Questo “Wanderlust” ha un significato molto profondo. Non è un semplice desiderio, una bizza o un vizio, è l’impulso primordiale di viaggiare e di non stare mai fermi in un solo posto, è la voglia sfrenata di scoprire tutto il mondo.

“Una volta che inizi non puoi più smettere”.

I viaggiatori li riconosci da questa frase, la classica frase che Ti dicono quando Tu gli spieghi che starai per fare il Tuo primo viaggio o quarto o quinto che sia.

Uno all'anno non basta più, ne servono 2 o 3 o 10 o 11; questi viaggi non basteranno mai!

L'ansia di dover avere un altro biglietto aereo mentre sei in procinto di decollare dal tuo viaggio, ovviamente posto finestrino.

Noi affetti dal Wanderlust abbiamo bisogno di stimoli, di persone che ci tengano testa, abbiamo bisogno di quelle persone che ti dicono:”Partiamo?”

La prima volta che ho preso un volo aereo non ero consapevole di quello a cui andavo incontro, al regalo più grande che mi potessi fare, il dono di essere una viaggiatrice.

Al primo decollo si ha paura di migliaia di cose, dell'ignoto che ci aspetta, paura della novità, se ci piacerà o no la destinazione, le turbolenze in aereo, la mancanza di casa; il cibo sarà buono? Sarà caldo? Sarà freddo? In realtà c'è una sola paura: quella di lasciarsi andare, di fare quel passo.

Il passo che da vacanziere ti trasformerà in un viaggiatore.

Ho superato questa paura, mi sono tappata il naso e mi sono buttata.

Mi sono buttata nell'abisso dei mari dell'Indonesia, nei fondali marini della Malaysia, nelle sperdute isole del Borneo, ho nuotato con gli squali alle isole Perhentian, ho camminato nelle bianche spiagge di Cayo Largo del Sur, ho affondato i piedi guardando l'orizzonte nelle immense spiagge di Zanzibar con quell'effetto marea che non ti fa togliere gli occhi dall'azzurro, verde, blu del mare. 

Mi sono asciugata dal salmastro e sono saltata a Parigi a mangiare Croissant e baguette al burro, ho preso un treno per Nizza e sono volata a Dubai e lì, stupefatta dall'impossibile, ho pianto tanto.

Ho superato il pregiudizio che avevo verso i paesi arabi, perchè questo fanno i viaggiatori, superano le barriere dei pregiudizi.

Allora sono ripartita e questa volta sono volata in Marocco, in quelle vie incasinate di Marrakech, lì mi sono persa, mi sono messa i miei abiti più strani e mi sono mischiata con la gente in quei mercati dorati, pieni di cianfrusaglie, di ceramiche colorate, di cibi speziati.

Non mi bastava, sono partita per Singapore, mi sono sdraiata al Garden By The Bay, sotto gli alberi immensi che sono diventati il simbolo della città, e al calar del sole ho aspettato la notte e mi sono innamorata di quello spettacolo di luci, persone e melodie.

Dopo tutte quelle città avevo bisogno di natura.

Avete presente quando nelle riviste o nel web vedi sempre quel luogo e ne rimani ogni volta incantato e dici: “prima o poi ci andrò!”

Bali, è li che sono andata, mi sono immersa nelle risaie, mi sono persa e sono finita negli sperduti villaggi indonesiani, accoglienti pieni di bambini e non me ne volevo più andare ma il mondo mi aspettava e allora, sempre con gli occhi pieni di lacrime sono tornata in Italia.

Non posso scrivere che sono tornata a casa perchè casa mia è il mondo.

Casa è ovunque ci lascio il cuore. L'ho lasciato un po' ovunque: in una baraccopoli a Bangkok, alle isole Gili, insieme a quei ragazzi che sono un po' la mia famiglia, l'ho lasciato sul catamarano alle Maldive, nel deserto del Qatar, in un aeroporto in Turchia.

I viaggi mi hanno fatto amare di più me stessa.

Quando parto metto le cuffie, la mia playlist preferita e inizio già ad emozionarmi.

In volo mi immergo già in quello che sarà, perchè qualsiasi cosa sarà non potrà che essere bella, non potrà che essere una crescita per me sia a livello umano che a livello intellettuale.

Sta di fatto che ovunque nel mondo sarò starò sempre, la notte, con gli occhi all'insù, a guardare le stelle, l'universo, la luna che, da ogni parte del nostro pianeta, resta l'unica cosa unica, grande, irraggiungibile che mi farà sentire sempre, non a casa, ma in ogni luogo che per me sia stato casa mia.

L'ultima delle romantiche.